Posts Tagged ‘Latina’

Le storie e la storia

Pubblicato da Alessandro Cozzolino. In News

Falcone_borsellino_giardinetti_latinaDomani parteciperò convintamente all’intitolazione dei giardinetti a Borsellino, Falcone, Francesca Morvillo e agli uomini delle loro scorte, e sono felice di farlo da segretario comunale del Pd. Lo farò in primis per rendere omaggio a quelle persone, che hanno dato la loro vita per servire lo Stato, ma anche perché non credo che questa intitolazione sia un affronto alla storia di Latina, che personalmente non ho mai rinnegato, ma che non ritengo si rispetti attraverso una targa abusiva messa lì più o meno furbescamente.

Dalla seconda metà degli anni 90 Latina è stata oggetto di un’operazione nostalgia, con dei sindaci e una parte politica in particolare, che hanno puntato tutto sulla mitizzazione di un determinato periodo storico, quello che ha visto la fondazione della nostra città.

#VistoDaFuori VACCINI, I DANNI DELLA PROPAGANDA E COSA FARE

Pubblicato da Alessandro Cozzolino. In Dai blogger

roberto_russoCiao, mi chiamo Roberto Russo e ho 26 anni. Sono nato e cresciuto a Latina, mi sono trasferito a Pisa dove ho studiato Chimica all’Università statale. Durante gli studi mi sono avvicinato alla politica studentesca, fino ad arrivare a ricoprire il ruolo di rappresentante degli studenti nel Consiglio d’Amministrazione dell’Università di Pisa. Finiti gli studi mi sono trasferito a Siena, dove attualmente lavoro in azienda farmaceutica.

 VACCINI: UNA NUOVA SPERANZA

Continua in Italia l’emergenza morbillo: sono arrivati a quota 2000 i casi di morbillo registrati dall’inizio del 2017, con un aumento del 300% rispetto all’anno precedente. Tutti gli esperti concordano che il motivo di questa epidemia risiede nel calo delle vaccinazione a cui abbiamo assistito negli ultimi anni: dai dati raccolti (per vedere i dati in info grafica clicca qui) emerge che quasi il 90% delle persone colpite dal patogeno non erano state sottoposte a vaccinazione. Eppure, nonostante i dati allarmanti, il fenomeno del calo delle vaccinazioni non sembra arrestarsi. Da cosa deriva il timore per una pratica che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito come “one of the most successful and cost-effective health interventions”? Perché tanta riluttanza nonostante gli straordinari risultati ottenuti dalle vaccinazione di massa su malattie come Polio, Pertosse e Difterite, che ad oggi risultano debellate? Sebbene le cause della crescente paura nei confronti delle vaccinazioni non siano di semplice interpretazione, risultano invece lampanti le speculazioni messe in atto da chi cerca oggi di cavalcare l’onda anti-vaccinista: sono numerosi i politici, sopratutto appartenenti al M5S, che negli ultimi tempi hanno costruito su questo tema una vera e propria battaglia politica populista, al fine di accrescere il consenso e accaparrare quanti i voti degli anti-vaccinisti, senza prestare minimamente attenzione agli esperti in materia. Se il quadro sembra essere così drammatico, quale può essere “La nuova speranza”? Le recenti azioni messe in campo dal Governo e da alcune amministrazioni locali, in primis Emilia-Romagna e Toscana, sembrano segnare un’inversione di tendenza sul tema. Tra queste vi è il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione, che estende il calendario vaccinale e la gratuità di questi, e l’obbligo delle vaccinazione per accedere alle scuole d’infanzia. Queste forti azioni politiche sono state inoltre accompagnate da campagne di sensibilizzazione, promosse dalle istituzioni e da diversi personaggi pubblici, prima fra tutti Bebe Vio, la giovane campionessa paralimpica, diventata una delle principali testimonial della campagna a favore delle vaccinazioni.  L’auspicio è che il serio intervento del governo e delle istituzioni risultino efficaci e riescano a promuovere una cultura delle vaccinazione, così da smontare la caccia alle streghe  messa in piedi da chi vuole trarre profitto da questa drammatica situazione.

Latina non è Littoria, diciamolo a Zuckerberg

Pubblicato da Alessandro Cozzolino. In News

latina_littoriaL’argomento Latina-Littoria attraversa la nostra città da molti anni, lo sappiamo, ma piaccia o non piaccia dal 1946 il nome indicato sulle carte geografiche prima, su internet e sulle app degli smartphone poi, è Latina. Almeno fino a qualche settimana fa, quando più di qualcuno ha notato che sul più noto dei social network, il luogo suggerito da Facebook quando si pubblica un post e ci si trova sul nostro territorio è “Littoria”. Ad alcuni la cosa può far sorridere, altri la possono trovare piacevole, altri ancora offensiva, ma qui non si tratta del solito dibattito sul ritorno al nome originario della città, né tantomeno dello scambio di opinioni sul nome dei giardinetti pubblici (parco Mussolini). Ad oggi, 9 maggio 2017, il nome della nostra città è Latina, Zuckerberg corregga. Ecco come ciascuno può segnalare a Facebook l’errore:

#VistoDaFuori JOBS ACT PASSO NELLA GIUSTA DIREZIONE

Pubblicato da Alessandro Cozzolino. In Dai blogger

Prosegue #VistoDaFuori, la sezione del mio sito che ho deciso di dedicare a quei ragazzi che sono partiti da Latina e che ora vivono in altri luoghi del Paese o molto più spesso del mondo. Dopo il primo spunto di riflessione che ci ha dato Giulio da Bratislava Renzi, le primarie e l’Europa oggi è la volta di Salvatore che vive in Danimarca e che ha scelto un tema molto delicato, quello del lavoro e del JOBS ACT.

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-Ciao a tutti, mi chiamo Salvatore De Angelis e ho 28 anni. Laureato all’Università “La Sapienza” in Ingegneria Meccanica (triennale) e “Ingeria delle Nanotecnologie” (magistrale), sono attualmente alla fine di un progetto di  dottorato in Danimarca (DTU) sull’accumulo e l’utilizzo efficiente di energie rinnovabili. Per lavoro ho viaggiato in Europa e negli Stati Uniti dove ho trascorso 3 mesi nei pressi di Chicago alla NorthWestern Univeristy per un periodo di ricerca all’estero. 

Perché scrivere su questo blog? Perché in fondo l’Italia, soprattutto vista da fuori, non è poi così male e fa piacere dare un piccolo contributo offrendo un punto di vista dall’esterno.-

“Il futuro prima o poi torna”. Questo lo slogan di un Matteo Renzi al ritorno sulla scena mediatica e politica dopo la cocente sconfitta del 4 dicembre. In quell’ossimoro, la voglia di non fermarsi nel percorso di riforme necessarie all’Italia per affrontare al meglio le sfide del nostro tempo. Tra queste sfide, una su tutte, lavoro e disoccupazione. La disoccupazione, soprattutto quella giovanile, ha radici complesse che risiedono negli effetti di una crisi lunga e logorante, nella competizione delle economie emergenti e nella progressiva scomparsa di professioni tradizionali. A questo scenario si aggiunge l’estrema rigidità del mercato del lavoro italiano, caratterizzato da un lato da contratti intoccabili e dall’altro da tutele inesistenti per molti giovani che si affacciano al primo impiego. Eppure, senza andare troppo lontano, ci sono paesi in cui il futuro è già tornato e forse già rappresenta il passato. La Danimarca, paese in cui vivo, si distingue per livelli di disoccupazione tra i più bassi di Europa. Come ci sono riusciti? Certamente puntando su ricerca e qualità dei prodotti ma anche creando un sistema di regole del lavoro moderne e dinamiche. La chiamano “Flexicurity”: in linea di massima, a parte eccezioni, tutti hanno un contratto stabile ma flessibile, senza tutele eccessive. In compenso, la mobilità è garantita grazie a generosi sussidi di disoccupazione e politiche attive di reintegro. Il “jobs act”, con il contratto a tutele crescenti e il riordino della selva dei contratti atipici, rappresenta un piccolo passo in questa direzione. Un piccolo “pezzo” di futuro di cui l’Italia ha disperatamente bisogno. Per questo, ancora una volta, mi sento di sostenere Matteo Renzi e il PD, come unici interpreti credibili di un rinnovamento difficile ma possibile.  Tante le riforme e le sfide da affrontare. La più difficile? Non fermarsi al risultato del 4 dicembre e avere il coraggio di cambiare veramente le cose.

 

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